Sottovoce

zanotelli

con Alex Zanottelli
a cura di Claudia Fabaz

Non si può dire che sia una persona che parli “sottovoce”: i suoi pensieri e le sue parole picchiano sodo e obbligano il cuore ed il cervello ad una severa autocritica. Davvero è qui, è proprio lui. Padre Alex Zanotelli è il nostro illustre ospite delle pagine dedicate alla riflessione educativa.

Negli anni 80 non c’era telegiornale che non riportasse almeno un’immagine di “fame” vera e propria, di bambini africani in fin di vita per carenze nutritive. Oggi tali immagini sembrano svanite. Non c’è più fame o non va più di moda la fame?
Io penso che non sia più di moda la parola “fame” perché molta gente, anche quando vede in televisione persone affamate, la spegne. Vedo che se ne parla sempre di meno proprio perché siamo, secondo me, una società sazia, una società che ha tutto, per cui non vuol pensare a chi non ha nulla. La ragione sta in questo. Mentre la cosa incredibile è che negli anni 80 la fame era quantitativamente molto di meno di oggi! Oggi, nonostante il rifiuto che abbiamo a parlare di fame, la fame sta crescendo. I dati FAO dell’anno scorso parlano di ormai oltre un miliardo di esseri umani che fanno la fame. Su sette miliardi che siamo, un miliardo è di una gravità estrema. Non c’è mai stato così tanto cibo al mondo come ce n’è oggi e non siamo incapaci di condividerlo: questo è il problema.

Normalmente vige la regola che chi è sazio si alzi da tavola, ma noi non non ci alziamo mai…

E’ vero! Questo è un bel problema ed è anche parte della malattia dell’occidente: noi non facciamo altro che mangiare dal mattino alla sera. Parliamo anche di malattia in senso della salute: buona parte dei nostri disturbi sono malattie provenienti dalla super alimentazione. Inoltre riflettiamo sulla qualità di ciò che mangiamo: passando dalla McDonald’s a tutti i cibi preconfezionati. Altro aspetto è che mangiamo troppa carne. Questa abitudine è una delle cause fondamentali della fame nel mondo perché i contadini del Sud del mondo, in gran parte, coltivano i campi non per produrre cibo per sé, per l’alimentazione, ma producono cibo per ingrassare galline, porcelli, mucche… che vanno ad ingrassare noi. E questo porta ad un occidente malato proprio perché super nutrito.

Proprio perché la “fame” non fa più audience nei media, ci vuol invece raccontare che colore assume questa parola nel sud del mondo, cosa ha visto?

Ho lavorato nel nord Sudan e poi ho vissuto in Kenia, nella baraccopoli di Nairobi, a Korogocho. Posso dire che per i popoli del Sud del mondo la fame è qualcosa che toccano con mano ogni giorno, in buona parte di loro. Parlare di fame con loro vuol dire affrontare un aspetto fondamentale della loro vita. Quando venivano in baraccopoli a raccontarmi certe cose, io rabbrividivo. Per me, che vengo dal Nord del mondo, vedere quello che la fame produce, anche psicologicamente, è qualcosa di devastante. Direi che la fame, insieme con la guerra, dovrebbero diventare i due tabù della storia. Come abbiamo eliminato la schiavitù classica , come la conoscevamo un tempo, così oggi dobbiamo rendere la guerra e la fame tabù.

Tuttavia, per la difesa, anche in Italia, si stanziano decine di miliardi, e il trend è in crescita. Mi viene da chiedere: sfama più bocche la guerra o la pace?

La connessione fra fame e armi è strettissima. Io ricordo che, quando ero direttore di Nigrizia, accusavo il governo italiano di esportare in Somalia e in Africa in generale le armi, in contemporanea all’invio di aiuti alimentari. E’ una scelta che manca di coerenza!
L’assurdo è che siamo arrivati oggi a livello mondiale a spendere 1630 miliardi annui di dollari (dati dell’ Istituto di Ricerca Internazionale di Pace di Stoccolma – SIPRI). Noi italiani ci siamo dentro in pieno. L’anno scorso ci abbiamo messo 27 miliardi di euro. E’ qualcosa di incredibile. Noi potremmo trasformare questo nostro pianeta in un paradiso terrestre con questi soldi. Potremmo provvedere a tutto il cibo- perché cibo ce n’è-, invece investiamo in morte. E perché questo ? Un motivo semplice: noi non potremmo andare avanti con la McDonald’s se non avessimo a fianco il McDonnell, la compagnia che costruisce gli aerei militari. Senza le armi noi non potemmo mantenere il nostro stile di vita. Ecco la connessione.

A questo punto, quello che dovrebbe essere un diritto di tutti – diritto di sfamarsi e vivere – diventa un diritto per pochi grazie agli interessi economici?

Purtroppo, siamo arrivati ad un punto incredibile: dopo l’euforia della seconda guerra mondiale, lo sviluppo degli anni 60, penso che mai nella storia umana ci siamo trovati in un punto cosi difficile come questo, in cui poche persone hanno tutto. Le statistiche ci dicono che 3 miliardari al mondo hanno l’equivalente del pil di 48 stati poveri del sud del mondo. Tre persone! Qui già cominciamo a capire l’assurdità del sistema. E non è più come nel dopo guerra: quella volta era l’economia che prevaleva. Oggi non è neanche più l’economia a trainare: è la finanza. Con la finanza non è che io guadagno perché produco. Si ottengono soldi da chi ha soldi e si scommette su tutto, permettendo a pochi di avere somme astronomiche senza che facciano nulla alla fine. Mentre miliardi di persone vivono nella miseria.

Il concetto di diritto si sgretola in quello di privilegio…

Esatto! Siamo arrivati a questo punto della storia: non è che più un uomo o una donna hanno dei diritti in quanto uomini e donne.Per me è importante ricordare che tutti gli esseri umani hanno diritti proprio in quanto esseri umani. Ogni persona ha il diritto di esprimere il meglio di sé. Oggi se tu sei nato a Korogocho, puoi fare quello che vuoi, ma non andrai molto lontano. Se sei nato, invece, in una zona ricca da una famiglia ricca, tu farai fortuna. Ad esempio, io adesso sono a Napoli , e vivere qui in un rione Sanità o Scampia è una cosa ben diversa che vivere al Posillipo.
Tra l’altro noi dobbiamo ricordarci che non possiamo più avere diritti se non rispettiamo poi i diritti di tutti gli altri esseri viventi del pianeta. I diritti della madre terra ci ricordano l’aspetto ecologico da tenere in evidenza.

Tra i diritti teoricamente riconosciuti a livello mondiale, uno particolarmente scottante oggi è il diritto all’accesso all’acqua

Pensare che è uno dei diritti che tra l’altro non è neanche menzionato nel a nostra Costituzione, perché non avevamo allora un problema acqua. Oggi uno dei diritti fondamentali è proprio l’acqua. L’acqua è vita. La vita su questo pianta è nata tutta dall’acqua. Io mi domando in questo paese come abbiamo potuto stare zitti quando nostro governo ha pensato di privatizzare l’acqua. Io chiedo agli italiani “avete mai pensato i privatizzare vostra madre?”perché l’acqua è la madre e tutti gli uomini hanno diritto all’acqua. Oggi abbiamo 50 milioni di morti di fame, domani, col surriscaldamento del pianeta, avremo 100 milioni di morti di sete all’anno. Io sono grato al popolo italiano che ha risposto al referendum e abbiamo ottenuto davvero un grande vittoria, ottenuta dal basso, senza soldi senza i partiti, senza la grande stampa, un vittoria venuta davvero dalla gente e questo è un grande segno di speranza.

Anche se qualche regione sta minando la certezza della scelta sulla questione dell’acqua.

Il governo sta facendo di tutto per boicottare l’esito del referendum e stanno dando soldi ai comuni che privatizzano . Ma ora tutti noi che abbiamo lavorato sull’acqua, dobbiamo passare al locale in nome del referendum vinto. L’acqua deve essere gestita da enti di diritto pubblico.
Oltretutto, c’è un diritto all’acqua ma anche all’aria. Io vivo in questa Campania, dove noi stiamo morendo di leucemia di cancro per tutti i rifiuti tossici seppelliti. Io ho diritto ad un’ aria pulita altrimenti non posso vivere.

Già accennava alla fame di spazio, rifiuti del nord che vanno nel sud, rifiuti italiani che sbarcano in Africa, la nostra impronta ecologica ci dice che avremmo bisogno di altre Italia per smaltire…

Noi dobbiamo aiutare tutti a capire che noi viviamo al di sopra delle nostre possibilità come italiani. La mia impronta dovrebbe essere grande come il mio piede. Io dovrei consumere tanto quanto il mio piede. Ci dicono che l’impronta degli italiani è 300 volte in più della nostra impronta reale. Se tutto il mondo vivesse con il nostro stile di vita avremmo bisogno di 4 pianeta terra per avere le risorse e altri 4 pianeti terra come discariche . Per cui questo nostro sistema è insostenibile. Difatti oggi il più grosso problema che abbiamo è la crisi ecologica. Questo sistema che ha permesso ad 1 miliardo di persone di consumare da sole l’83 % delle risorse di questo mondo sta portando il pianeta all’auto distruzione.

C’è un problema di fondo nella nostra testa: è una facile trappola volere sempre di più…

Non è facile oggi aiutare a capire che si può vivere con molto di meno, essere più parsimoniosi. Basterebbe pensare a cose semplici. Ad esempio: perché usare l’acqua imbottigliata che crea problemi enormi? Noi produciamo 12 miliardi di bottiglie di plastica all’anno e non sappiamo come disfarcene. Basterebbe bere l’acqua del comune.
Alla fine a queste cose ci arriveremo costretti. La crisi finanziaria ci porterà a tagliare da tutte le parti le spese ed i consumi. Ma dovremo arrivarci per il bene nostro e di tutti. Ecco perché io insisto molto sul fatto che le chiese e le religioni dovrebbero davvero parlare di questo. Dello stile di vita, della semplicità. Le chiese toccano le coscienze: se questi discorsi fossero fatti dal parroco nelle chiese , o dall’Imam nelle moschee,…penso che potremmo davvero avviarci verso qualcosa d’altro.
Uno stile di vita diverso dovrebbe essere assunto come parte essenziale del vivere la propria fede.

Parliamo ai giovani?

Non è facile parlare ai giovani, perché è una generazione che è stata “drogata”. È chiaro che, ormai abituati a uno stile di vita, pensano che ora da qui non si possa più tornare indietro.
Io penso che con i mezzi tecnici che abbiamo, possiamo davvero vivere in maniera più semplice e più sobria.
Una delle cose che vorrei far capire ai giovani: più abbiamo – più stiamo bene – più infelici siamo. L’ho toccato con mano proprio tornando da Korogocho: sto parlando dell’infelicità che c’è in mezzo a noi, che deriva proprio da questa super -nutrizione, da questo correre dal mattino alla sera per far soldi per avere un determinato stile di vita. Alla fine il papà non ha più tempo per la mamma, la mamma non ha più tempo per il papà. I genitori non hanno più tempo per i figli.
La gioia viene dal sentirmi accolto, amato, voluto bene, dall’avere vicino le persone con cui sento di poter parlare e potermi relazionare. E’ questo il modello verso cui dobbiamo orientare i giovani Perché quello che sto notando è una solitudine profonda, un senso enorme di infelicità.

Ragazzi, abbiate fame di….

Prima di tutto un domanda di perdono a questi ragazzi. Proprio perché ho sperimentato che cosa significa vivere in situazioni assurde come la baraccopoli di Korogocho. Chiedo a loro perdono perché io ho 70 anni e sono parte della generazione che ha creato questo sistema. Io chiedo a loro perdono perché io consegno a questi giovani un mondo davvero mezzo distrutto per cui è con questa coscienza che mi appello ai giovani. Io dico: è inutile parlare agli adulti oggi. È fondamentale invece parlare a voi giovani. Voi siete l’unica generazione che abbiamo. E’ la generazione cerniera che dovrà decidere del futuro del pianeta. Siete importantissimi in questo momento. Dovete prendere coscienza del problema e sentire che siete soggetti straordinari di questa avventura dell’homo sapiens che è arrivato al capolinea. Io sono convito delle potenzialità di questa generazione. Nessuna generazione ha avuto la possibilità di informarsi come la vostra. Voi tramite internet sapete tante di quelle cose! Dovete trasformare e queste conoscenze in prassi per cambiare un sistema. Dobbiamo davvero arrivare ad un altra maniera di vivere e dovete inventarla voi!

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