Sventato tentativo di furto a Roma

Sconosciute le cause che abbiano spinto il giovane venticinquenne.
di Anna Marano (Direzione Babele).

Alle dieci circa di ieri mattina nel noto quartiere “Garbatella” di Roma si è evitato il furto. A incastrare il ladro sono state le telecamere all’interno del negozio. Gli obiettivi l’hanno ripreso mentre intascava alcuni prodotti alimentari. E’ stata la neoassunta commessa che, senza esitare, ha avvertito le forze dell’ordine. Marco Lenzi, colui che ha commesso il fatto, era incensurato. Il giovane non ha opposto resistenza. E’ stato portato presso la questura di Roma con l’accusa di tentato furto. Al momento lo stanno interrogando per comprendere le cause che l’abbiano spinto a commettere il gesto. Oggi davanti ai nostri giornali ha dichiarato: ” Non volevo rubare, credetemi”.

Siamo tornati nel piccolo quartiere per chiedere se qualcuno conosceva come una persona poco raccomandabile. La famiglia ha chiesto cortesemente di non lasciare interviste. In molti, compresi i vicini di casa, hanno deciso di parlare ai microfoni dicendo: “Ha sempre abitato nel quartiere, è un bravo ragazzo anche se un po’ riservato”. L’accaduto ha richiamato l’attenzione dei quartieri limitrofi. Altri ancora sono intervenuti ai microfoni. Un’anziana signora ha affermato: ” Me pare impossibile, io lo conosco. Ma che state a dì? Non me fate ridere! Lo volete arrestà perché ha preso due scatole di pomodori?” Insomma, tutti si domandano come sia potuto accadere e se sia giusto arrestare un semplice ladro di polli. La prima dichiarazione fornita dai Magistrati è stata: “Marco, lo stiamo interrogando. Non aveva denaro con sé, al momento supponiamo che abbia agito per fame”. Insolita la richiesta del Lenzi, il quale abbia chiesto un supporto psicologico. I Magistrati, spinti probabilmente dalla non ancora risoluzione del caso o dalla polvere che ha sollevato, gliel’hanno concesso. Il Dottor Giunti, analista e psicologo, l’ha analizzato per circa un’ora. Infine ha concluso: “ Sì, ha agito per fame. Non solo, ma anche per istinto. Il Lenzi conosceva bene il negozio, quindi come lui stesso ha comunicato, era al corrente delle telecamere. Nulla è più pensabile che abbia agito per un irrefrenabile istinto di possesso. Si potrebbe anche definire: “Fame di possesso”. Ci vorranno successive analisi per esserne certi, ma credo di poter sostenere che sia affetto da cleptomania.

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