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a cura di Claudia Fabaz

E se ci chiedessimo qual’è il nostro Segno sul pianeta
dal punto di vista ambientale?
Se provassimo la scarpa alla nostra impronta ecologica?

Sorpresa, sorpresa- ci dicono che il carbone non fa bene alla salute.
Ma non lo portava anche la Befana?
Eppure il monfalconese e dintorni si appresta a sfornare una varietà di strumenti a largo spettro per monitorare l’inquinamento prodotto dalla centrale termoelettrica a2a di Monfalcone (casa madre: ex atm dell’inceneritore di Brescia): Tavolo Tecnico Ambientale, nuove Centraline per la misurazione di Pm10 e Pm 2,5 – la cui proprietà passerà da A2A (!) ad ARPA, un Fonometro per la valutazione dell’impatto acustico, il coinvolgimento dell’Osservatorio epidemiologico ambientale, nuovo “Biometraggio dell’inquinamento da gas fitotossici nella Regione Friuli Venezia Giulia tramite licheni come bioindicatori”.
Molto rumore per nulla? Difficile da credere.
Fin qui il carbone.

Ma una sana alternativa c’è: a2a ha ventilato a luglio anche la possibilità di incenerire i rifiuti raffinati, residuali della differenziata. I rifiuti – su cui tutti noi possiamo vantarci di avere il copyright – mentre si incamminano verso il termoutilizzatore o termovalorizzatore, possono venire trasumanati in “rinnovabili”. Già, perchè nel 1999 l’allora ministro delle attività produttive Pier Luigi Bersani emanava un decreto legislativo che considerava “fonti rinnovabili”, tra le altre, “la trasformazione in energia elettrica dei rifiuti organici ed inorganici o di prodotti vegetali”. La normativa, già sanzionata dall’UE, ha fatto sì che l’80% dei finanziamenti destinati alle rinnovabili (Cip6) abbia ingrassato inceneritori e impianti a biomasse. D’altronde, l’incenerimento non risolve il problema dei rifiuti, ma al massimo lo rimpicciolisce al 30 – 50 % della loro massa originale, che viene trasformata in una cenere letale, contenente una concentrazione di alcune delle sostanze più tossiche, come le diossine e i metalli pesanti. Si ripropone ancora una volta il problema dello smaltimento. Forse solo l’approccio ”you pay as you throw” (“paghi solo l’indifferenziato che produci)”, elaborato negli Stati Uniti, potrebbe promuovere una vera riduzione della mole-rifiuto, fino ad ambire alla campagna Zero Waste, cui San Francisco aderisce, che guarda alla data del 2020 come l’anno entro la quale nulla verrà più gettato in discarica.

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Comunque sia, ritornando al nostro camino biancorosso, la combustione immette nell’aria monossido di azoto NO, il quale ha una piacevole evoluzione: da biossido diventa acido nitrico e infine particolato secondario (CNR 2004).

A2a infila allora con orgoglio il denitrificatore catalitico, per contrastare le emissioni di ossidi di azoto, -per innescare la nuova Autorizzazione Integrata Ambientale nel 2017-ammettendo però che potrebbero verificarsi fughe di ammoniaca dal denitrificatore stesso “che potrebbero rivelarsi, in particolari condizioni atmosferiche, un pericolo per la popolazione e per l’ambiente”, per non parlare poi del problema dello stoccaggio dell’ammoniaca impiegata nel processo catalitico.

Ma, della serie “temi i nemici e guardati gli amici” … arriva pure il servizievole progetto del minirigassificatore in zona Lisert, che , genericamente, è un impianto che riceve il gas allo stato liquido e lo trasforma in gas allo stato gassoso prima di inviarlo tramite gasdotto alla rete nazionale. Che poi il processo industriale e di approvvigionamento (incluso l’importante dragaggio dei fondali) comportino grave danno per mitilicoltura e pesca, mentre il transito delle navi gasiere rappresenti un pericolo tangibile in caso di esplosione o di collisione con unità navali a propulsione nucleare che potenzialmente sostano in rada nel Golfo di Trieste (sapete che c’è anche un piano di emergenza per Trieste proprio in quanto base navale classificate ufficialmente dal governo come porto a “rischio nucleare” ?) …a questo ci hanno sicuro già pensato.

Ma veniamo a cose serie: il dossier davvero insabbiato è quello relativo all’incidenza del Cancro dell’esofago in FVG e alla sua correlazione con…
polenta calda, grappa e caffè”, in particolare nella provincia di Pordenone.
Le Associazioni Aiab, Aprobio, Isde, Legambiente e WWF, con l’appoggio dr. Diego Serraino, Direttore dell’Epidemiologia e Biostatistica del CRO di Aviano nonché Responsabile del Registro Tumori del FVG, apprendono la notizia sgomente: averlo saputo, quante battaglie ambientali risparmiate…
Sono le “prese di coscienza” che cambiano il mondo.

Author: admin

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