Auxilium

In SIRIA…
“AUXILIUM”(DAL LATINO: AIUTO, SOSTEGNO)
declinato infinite volte = AUXILI@

Siria.

Solo il suono della parola evoca ormai una sequenza di immagini drammatiche, che fotografano lacrime di donne e bambini, suggeriscono lo spettro delle armi chimiche, evocano promesse internazionali fatte con il fiato sospeso e un sorriso tirato.

Inaspettato, il seme della speranza a volte cresce lontano miglia e miglia. Nasce nella nostra regione, ma opera in tutta Italia, con attività e laboratori nelle scuole, nelle società sportive, nelle carceri e organizzazione di concerti, ad esempio Concert for Life, in cui si sono esibiti Elisa, Ligabue e Zucchero. Realizza mensilmente convegni, spettacoli teatrali, docu-film, libri, e riviste in collaborazione con RAI Eri. Ma non basta. Si allunga, grazie ad un fitta rete di volontariato internazionale, fino all’estero: cooperazione internazionale in Paesi in Via di Sviluppo coinvolti in conflitti armati, con la costruzione di centri sanitari, scuole, orfanotrofi e con attività pedagogiche di microcredito e con l’adozione a distanza, pensando, in particolare, ai bambini soldato e i bambini vittime di guerre in generale. Stiamo parlando dell’onlus Auxili@, protagonista di protocolli d’intesa con il Ministero della Giustizia, Ministero degli Interni, Ministero del Lavoro e membro dell’Osservatorio Nazionale del Volontariato. Sul fronte dell’informazione , è inoltre editore del mensile SocialNews, giornale a patrocinio RAI, premiato nel 2008 come miglior giornale europeo che si occupa di tematiche socio/sanitarie.
Fin qui la “carta di identità”.
Ma l’attualità ha spinto Auxili@ e, in prima persona, il suo presidente Massimo Fanni Cannelles, a sostenere l’iniziativa del giornalista Rai Nino Fezza, già reporter di guerra, a favore della popolazione siriana. Insieme hanno fatto deflagrare una “bomba” di solidarietà.

siria

Grazie al personale impegno di Marta Vuch e di molti altri volontari, nel campo profughi di Atma sono arrivati preziosi quantitativi di capi di vestiario, scarpe, giochi, attrezzature mediche. Con un largo coinvolgimento spontaneo della popolazione da ogni parte d’Italia, diversi convogli sono partiti per arrivare direttamente ai destinatari, come testimoniano le varie pagine facebook dedicate all’iniziativa.

Recente, ma non ultimo, abbiamo visto la partenza del container da Duino (Trieste). Con la preziosa intermediazione proprio dei volontari dell’associazione, siamo riusciti a portare fino ai nostri lettori un testimonianza di una ragazza siriana, che abbiamo gemellato idealmente con una ragazza italiana, attraverso un’intervista-specchio.


Giovane siriana del campo profughi di Atma (Idlib)
(trasmessa e tradotta da Marta Vuch – Auxili@ onlus)

Qual è il tuo nome e quanti anni hai e come composta la vostra famiglia e con chi vivi oggi?
Il mio nome è Sarah. Ho 18 anni, la mia famiglia è composta da due ragazzi, sorella e madre. Io vivo sola con la mia famiglia.

Come passi le giornate di solito?
Passo le mie giornate a scuola e poi cercando di trovare un lavoro.

Quali sono i peggiori momenti che hai vissuto negli ultimi due anni?
Dei momenti peggiori che ho passato in questi ultimi due anni l’istante del martirio di mio padre. Quel momento ha sconvolto e demolito la mia anima e, naturalmente, con la sofferenza dell’espatrio e dei momenti in cui siamo stati bombardati.

Qual è il ricordo più bello che hai?
Il ricordo più bello che ho, e che non abbandona la mia mente, quando mio padre è venuto due giorni prima della sua morte e ha detto (Vi affido a Dio presso il quale non si perdono i depositi).

Che cosa vuoi fare da grande?
Voglio insegnare la lingua inglese.

campo profughi siria

Quali sono i desideri e le aspettative per un giovane come te?
I miei desideri sono che Dio salvi la Siria e il popolo siriano e di riuscire a risollevare la Siria e di cambiare la situazione in cui viviamo.

Che cosa significano per te le seguenti parole: la pace, la vita, il lavoro e il futuro?
La pace: è qualche cosa che desideriam tutti, e se avessi la possibilità di modificare il mondo avrei inserito in esso la pace.
La vita: per quanto riguarda me, io ho perso il mio interesse per la vita e l’unica cosa che mi spinge a vivere è la mia famiglia.
Il lavoro: è la cosa che desidero trovare per aiutare la mia famiglia
Il futuro: Il futuro è ignoto, ma spero di incontrare giorni migliori di quanti stiamo passando.

Come pensi che i giovani italiani possano capire cosa sta succedendo nel vostro paese?
Loro possono capire cosa sta succedendo se comprendono le richieste del popolo siriano e se solo cominciano a pensare anche per un attimo alla situazione che sta vivendo il popolo siriano e condividere la sua sofferenza

Qual è il messaggio che vorresti trasmettere ai tuoi coetanei Italiani?
Il messaggio che voglio trasmettere a loro è che ci forniscono il sostegno politico, una sola parola degli Stati Uniti farà cadere Bashar al-Assad e mettere fine a questa crisi, così il mondo comincerà ad occuparsi di ricostruire quanto crollato. Prego che questo mio messaggio arrivi a voi e che vi tocchi il cuore per aiutare questo popolo o meglio per aiutare a salvare ciò che è rimasto dei nostri figli.


Giovane studentessa del United Word College di Duino (Trieste)
(condotta e realizzata da Rafaella Corrias – UWC)

Quanti anni hai e come è composta la tua famiglia?
Ho 17 anni e la mia famiglia è composta da mio padre, mia madre e mio fratello più piccolo, però
non vivo con loro ma al Collegio del Mondo Unito di Duino, dove condivido la stanza con una bosniaca e una ragazza di Hong Kong, poi in tutto il Collegio siamo 198 ragazzi da 92 diversi Paesi.

Come si svolge la tua giornata?
La mattina vado a scuola, dopo le mie ore di studio, e poi ho social service, il servizio alla comunità che ogni studente fa settimanalmente, oppure la mia attività creativa che è un gruppo di discussione sugli Affari Internazionali, oppure una delle mie attività fisiche.. Essere qui rappresenta un cambiamento totale della mia vita, nonostante io sia abbia continuato ad abitare nel mio Paese.

Il momento più difficile degli ultimi due anni.
Quando ci sono delle morti o dei momenti seri in famiglia molto personali..sono stati legati a questo genere di cose. Ho perso i nonni quest’anno a distanza di una settimana, ma era una cosa prevista, una cosa aspettata quindi non così traumatica, ma in ogni caso dolorosa.

Il ricordo più bello degli ultimi 2 anni.
Ce ne sono tanti! Sono stati due anni molto intensi! Sono proprio due anni in cui sto crescendo e sto capendo cosa voglio fare della mia vita. Credo..il più bello in assoluto non lo saprei proprio..
Uno dei momenti in cui mi sono sentita più realizzata è stato l’ultimo saggio di danza di quest’anno perché sapevo che avrei smesso perché sarei venuta in Collegio. Poi chiaramente quando ho saputo di aver vinto la borsa di studio per il Collegio! È stato un momento a dir poco epico!

Un’altra bellissima cosa è stata quando sono andata alle Nazioni Unite due anni fa. Sono stata alla Commissione dei Diritti Umani a Ginevra, dove ho anche tenuto un discorso (e quella è stata un’esperienza molto forte), e anche al Senato a Roma, il tutto grazie a un’Associazione studentesca: il Parlamento Europeo degli Studenti. Riesci a far sentire veramente la tua voce in posti che ti sembrano lontanissimi, ma che in realtà condizionano la tua vita quotidianamente, specialmente le Istituzioni Italiane, forse più che la Commissione dei Diritti Umani nel mio caso. Sono momenti indimenticabili!

castello di duino

Cosa ti piacerebbe fare da grande?
Brutta domanda! Non so esattamente la professione ancora, però so più o meno l’area in cui voglio lavorare. Quello che vorrei fare è dedicare la mia vita – e so che sembra molto banale detta in questa modo – agli altri, non solo nel senso di fare soltanto volontariato in un’associazione, che è bellissimo e continuo a farlo, però voglio cercare di cambiare le cose, non necessariamente attraverso la politica. So che voglio studiare qualcosa come Relazioni Internazionali o Diritti Umani in modo da poter dare un aiuto concreto alle persone con la legge internazionale, Allo stesso tempo mi piacerebbe molto lavorare sul campo, viaggiare e mi piacerebbe continuare a scrivere di quello che vedo, quindi anche la giornalista non mi spiacerebbe. La giornalista stile Tiziano Terzani che è un po’ superato purtroppo.

Quali sono le speranze per una ragazza della tua età e che risonanza hanno in te parole come “pace”, “vita”, “famiglia”, “lavoro”?
Allora, le speranze per una ragazza della mia età in Italia penso che siano che la situazione migliori nel senso più ampio del termine. Stiamo vivendo una crisi che non è solo economica, ma è una crisi di valori, una crisi sociale in cui molti giovani non hanno modelli a cui ispirarsi o gli unici modelli sono, a mio parere, non dico devianti, ma demoralizzanti sicuramente per chi sta cercando di costruire la sua vita in base a un’etica seria, di responsabilità civile e di partecipazione attiva. Non è certamente l’etica di chi sta governando il nostro paese o l’ha governato. Siamo spesso delusi da tante cose. La mia speranza è che la nostra società riprenda speranza, soprattutto per i giovani in Italia.
Una parola come “lavoro” cosa mi fa pensare? Mi fa pensare che non ce n’è e che dovrebbe essercene; che le politiche a questo punto è chiaro che sono inefficienti. Ci si sta abituando al fatto che le cose vanno male e questa è una cosa bruttissima. Quindi la mia speranza è che non ci si abitui più, che non ci si rassegni più, si abbia speranza e si reagisca e che a livello politico ci sia un cambio generazionale di persone non che si buttano via perché hanno 20 anni e dicono “Siccome ho 20 anni bisogna che ci sia un ricambio generazionale e vado senza nessuna esperienza”, ma persone con una coscienza civica, con una cultura della pace e della responsabilità.

La parola “vita” a cosa mi fa pensare?
Mi fa pensare al valore della vita sicuramente e…a proposito della parola “pace”…mi fa molto pensare a che cosa sia la pace, se soltanto sia la smilitarizzazione, il non avere le bombe, non avere la guerra, che è sicuramente la più evidente violazione del concetto di pace.
Mi chiedo se ci sia pace adesso in Europa ad esempio, dove non si sta combattendo nessuna guerra, neanche nella stessa Italia, dove non ci sono state tensioni così violente come ci sono state in Grecia e in Spagna, o come ci sono per esempio in Bulgaria.
Questa per me non è pace, cioè non c’è una pace sociale completa in Europa. Non so…dopo che l’Europa ha vinto il premio nobel per la pace mi sono molte volte chiesta se ci fosse veramente pace. La pace è il fatto di poter vivere la propria vita in sicurezza e serenità e di sapere che le altre persone la stanno vivendo altrettanto in sicurezza e in serenità e finché non c’è la pace in altri Paesi come la Siria – adesso al mondo si stanno combattendo più di 30 guerre – penso che ci sia molto da analizzare il concetto di pace e se lo stiamo veramente vivendo pur essendo in un Paese che non è in guerra.

La parola “famiglia” .. qui in Collegio è come aver trovato un’altra famiglia, per cui stando qui tre mesi cominci a rivalutare il concetto di famiglia e non pensi più alla famiglia come a chi è legato con te come parente di sangue, ma pensi alla famiglia come un posto sicuro, dove ci sono gli affetti, un po’ come la casa. Dopo questo tempo cominci a considerare il Collegio come “casa” e sede di una “famiglia estesa”.

Cosa possono fare i giovani per capire meglio che cosa sta attualmente accadendo in Siria?
Questa è un’ottima domanda perché è molto difficile capirlo. Anche per gli adulti perché penso che sia difficile selezionare l’informazione che arriva e capire di che cosa fidarsi . Solo già capire che cosa sta succedendo è molto difficile. Poi fare un’analisi è ancora più complicato, soprattutto se non si ha un back ground storico. Secondo me, la prima cosa da fare per capire che cosa sta succedendo per un ragazzo giovane, e che quindi studia, è quello di andare a studiare, approfondire la storia della Siria, soprattutto recente. Bisogna sapere che un tentativo di rivoluzione c’era già stato sotto il padre di Bashar al-Asad e che era stato represso nel sangue. Capire chi è Bashar al-Asad, capire che tipo di politiche faceva, andare a guardare ai motivi che due anni fa hanno spinto all’inizio di quello che è in corso ora. Oltretutto, le parti sono divise nell’opposizione.
Come consiglio molto pratico darei quello di leggere il numero di Limes che è uscito, mi pare, all’inizio di quest’estate. Adesso è già un po’ datato, ma fa una buona analisi.E’ utile controllare le news il più possibile e il più possibile da fonti molto diverse tra di loro, quindi passare da Aljazeera alla BBC, per cercare di avere una visione più variegata possibile. Se si riesce, farsi un’opinione grazie all’incontro con persone o siriane o di Paesi vicini che lo sentono più sulla loro pelle.

Qui al Collegio ho fondato con un ragazzo francese un “Middle East discussion group”. Un gruppo di discussione che è diventato più un gruppo di approfondimento sul Medio Oriente. Ci riuniamo una volta alla settimana e sfruttiamo il fatto di avere ragazzi che provengono da quei Paesi. Ci possono parlare di una tematica relativa al loro Paese o, in termini generali, della loro cultura…è fantastico! Siamo partiti dagli sciiti e sunniti con particolare riferimento all’Iraq, poi abbiamo parlato del servizio militare in Israele con una ragazza israeliana. Uno dei temi di cui abbiamo molto parlato nella nostra attività di Affari Internazionali è stata proprio la Siria.

Che messaggio vorresti lasciare ai giovani della tua età siriani?
È una forte responsabilità…siate forti. Il mio personale punto di vista è che spesso la violenza è controproducente. Chiederei che non ci odino, perché ,se io fossi in loro, non so come vedrei l’Europa, come vedrei gli Stati Uniti. Non credo che li vedrei tanto bene. Penserei “Qua ci lasciate morire perché non c’è petrolio da prendere, perché ci sono potenze più grandi che bloccano tutto. Per i vostri sporchi interessi ci lasciate morire”. Quindi a un ragazzo siriano il messaggio che lascerei è che il mondo non è tutto così, che ci sono persone che credono veramente nei diritti e nella pace, che vogliono veramente creare un ponte, che si sentono vicini a loro, a quello che sta succedendo nel loro Paese, che è una guerra civile, che è una cosa che anche noi abbiamo vissuto nei nostri Paesi. Quello che direi, anche, è di non lasciarsi trascinare in una corrente violenta. Per quello che capisco, l’opposizione sta prendendo dei connotati di estremismo religioso che sono molto pericolosi. Quello che direi è di non lasciarsi prendere dagli estremismi, dal fondamentalismo, dalla violenza imperante. Ma, anch’io, per quanto mi impegni ad approfondire le mie informazioni, non pretendo di avere nessuna verità.

Author: admin

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