O GENIO CREATIVO O ORGANIZZAZIONE BIOLOGICA: IL VESTITO TI SVELA COMUNQUE

Di Daniela Proietti 

Ho provato più volte ad affrontare questo argomento parlandone a chi mi sta vicino e crede che la moda sia soltanto il lato frivolo del vestire… In parte, lo ammetto, è vero….in fin dei conti basta una maglia ed un paio di pantaloni per coprirsi, ma ciò di cui voglio parlarvi oggi, vi permetterà di pensare alla moda in maniera diversa ed a guardarla da un altro punto di vista.

Partiamo all’ora dal principio, affermando che l’abbigliamento ha molteplici funzioni: ripararci dalle intemperie, nascondere le nostre nudità, ma sopratutto (dico sopratutto perché questo è il vero lato del fashion business che mi interessa) aiutarci ad interpretare noi stessi all’interno di una società, distinguendoci dalla massa in cui, volendo o no, siamo “immersi”.

Detto così potrà sembrare un discorso banale per chi conosce già l’argomento e complicato per chi invece lo ignora, ma dietro queste parole si nascondono anni di ricerche antropologiche e sociologiche, che hanno impegnato le menti di centinaia di studiosi del XIX e XX secolo.
La scelta dei capi da indossare quotidianamente, infatti, non è (e non lo è mai stato) un avvenimento casuale e anche se crediamo che sia solo una questione di gusto, in realtà la “cosa” è molto più complessa.

scelta vestiti

Quando entriamo in un negozio o apriamo semplicemente le ante del nostro guardaroba, entrano in gioco diversi fattori, come il genio creativo e l’organizzazione biologica. Mi spiego meglio: il primo riguarda la nostra capacità di associare elementi diversi tra loro, che a loro volta sono influenzati dall’ambiente in cui viviamo e dall’epoca in cui ci troviamo. La seconda invece è influenzata dalle nostre radici ambientali, religiose, linguistiche e filosofiche, quindi dal nostro retaggio culturale.

Ma allora non usiamo il gusto personale per scegliere gli indumenti? Certo, solo che questo è in continua evoluzione, muta in base all’età e alle influenze date dalla famiglia prima e dagli amici poi, senza contare le influenze dei media, comprese le riviste patinate.
Se fino a qualche anno fa questi erano fattori più o meno assoluti, oggi, grazie alle numerose fonti di informazione, sono diventati elementi variabili e in costante connessione. Basti pensare ai tantissimi siti e blog sulla moda sparsi nella rete realizzati in tutto il mondo, dove vengono postate ogni giorno migliaia di immagini relative all’abbigliamento, alla moda e alla sua interpretazione.
In parole povere centinaia e centinaia di giovani (e meno giovani) che pubblicizzano
il loro modo di vestire diventando promotori di se stessi, creando così contaminazioni che a loro volta diventano visioni creative.
Questo appena detto ci aiuterà ora a capire come la moda ed il modo di interpretarla possano essere il nostro primo biglietto da visita e come permettono di esprimere ciò che veramente siamo o vogliamo essere. Non è forse vero che l’aspetto di una persona è la prima cosa che notiamo?
In base a come una persona si veste possiamo capire molto della sua personalità e a volte anche della sua professione, anche se il detto dice che l’abito non fa il monaco!

Penso invece che l’abbigliamento possa fornire molte più informazioni rispetto a quante ne possiamo immaginare. Ma come? Una persona introversa, ad esempio, farà difficoltà ad indossare abiti vistosi e che attirano l’attenzione, mentre al contrario, una più esuberante vestirà più facilmente abiti che non passano inosservati. E non avete mai notato come è facile riconoscere una persona che lavora in ufficio da una che invece lavora in un negozio o da uno studente? Questo lato sociologico della moda mi ha sempre interessata e mi ha portata ad approfondire le mie ricerche su argomenti come l’interpretazione da parte del consumatore e l’ascesa della moda dalla strada alle passerelle delle maggiori capitali europee.
Ovviamente non si può giudicare una persona solo dal suo aspetto o da quello che indossa, mi sembra chiaro, ma questi elementi ci permettono di capire al primo impatto chi abbiamo difronte consentendo di relazionarci al meglio con il nostro interlocutore.

Ma per quelli che invece cambiano spesso stile non rimanendo fedeli ad uno solo? Io sono una di quelle/i! Amo giocare con gli abiti e gli accessori, provare nuovi outfit (abbinamenti), in fin dei conti credo sia giusto non prendersi troppo sul serio e a volte osare con colori e abbinamenti nuovi. Credo sia addirittura terapeutico, ma questo è un mio parere.

Alcuni invece si vestono solo per il gusto di ostentare un brand o un determinato marchio, ma ciò che è peggio (almeno ai miei occhi) è che il loro look sembra una “cozzaglia” di Costoso Cattivo Gusto.. quello che voglio dire è che non ha importanza cosa si indossa, ma come lo si indossa…una donna elegante lo è anche con un sacco di patate in testa…Non vi pare?
Purtroppo entra in gioco, a questo punto, il problema dell’accettazione che ci influenza specialmente durante il periodo adolescenziale e che nel nostro paese, negli ultimi anni, sta diventando, e mi permetto di dirlo, una “piaga sociale”. Credo che gran parte della colpa sia dei media e in particolar modo della televisione e di internet, che ci forniscono stereotipi maschili e femminile completamente diversi dalla realtà e privi di quei valori sociali di cui avremmo invece un disperato bisogno.

Concludo invitandovi, se vi fa piacere, ad approfondire l’argomento sul blog di ricerca gestito da me.
www.apartoffashion.blogspot.com

Vi aspetto numerosi!

Author: admin

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