E DOMANI?

E DOMANI?
La ragione è di chi se la prende?

Studiamo ancor oggi le cause e le ripercussioni delle guerre di ieri, con scrupolo, retrospettiva e lungimiranza, quasi per sentirci padroni di quegli inneschi che “si potevano evitare”.
Ma in ogni contesto storico, politico, geografico, religioso, è sempre in agguato una rispettabile forma di conflitto a cui aderire. Che sembra avere la forza della necessità, della rettitudine, della giustizia da ripristinare, della sicurezza da tutelare, del patrimonio da redistribuire. Perché una guerra sembra sempre “giusta”?

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Oltre che studiare il passato non dovremmo forse mettere a punto un’allerta sulle nuove forme di conflitto e predominio, domandandoci:
in qual maniera gli stati oggi annientano, asserviscono, puniscono, depredano altri stati?
Forse con il ratto delle risorse? Forse con lo sversamento dei rifiuti tossici?
Forse con l’annientamento delle colture locali di sussistenza?
Forse con la vendita mirata di armi a chi di dovere?
Ci sono guerre eclatanti, a carattere etnico e religioso, si sono conflitti sommersi il cui strumento bellico è l’economia. In un contesto di pianeta Terra che diventa risorsa scarsa per tutti, diviene urgente l’occupazione di suolo: in due parole, con quella che oggi definiscono “land grabbing”. E se fosse questa una delle molle conflittuali su cui porre un campanello di allarme? Sarebbe interessante capire chi
-imparziale- deciderà i torti e le ragioni.

Ma se io sono disposto a rischiare la mia vita, le mie sicurezze, la mia famiglia, il mio territorio al punto di entrare in guerra chi sarà così bravo da dissuadermi, da farmi cambiare il punto di vista? Della serie: quello che conta è la motivazione. Per i buoni e per i cattivi.
(C.F.)

Author: admin

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