Vittima della Guerra: intervista ad un esule dell’Istria

Quest’anno si celebrerà il centenario dell’entrata in Guerra dell’Italia, nella primavera del 1915.

Un episodio devastante che ha coinvolto numerosi giovani che si sono arruolati e sono andati a combattere sul fronte, ignari di che cosa fosse davvero la guerra. Oltre 70 milioni di uomini furono mobilitati in tutto il mondo (60 milioni solo in Europa) di cui oltre 9 milioni caddero sui campi di battaglia; si dovettero registrare anche circa 7 milioni di vittime civili, non solo per i diretti effetti delle operazioni di guerra ma anche per le conseguenti carestie ed epidemie.

Non molti sanno, però, che in seguito alla Grande Guerra è incominciato un nuovo conflitto che ha provocato altre vittime nel nostro territorio, in particolare nella nostra regione. Nel 1919, con la presa di Fiume, l’Italia si impossessò di un vasto territorio della Jugoslavia. Mussolini, salito al potere negli anni Venti in Italia, cercò
di italianizzare anche i nuovi territori, istituendo solo scuole italiane e obbligando tutti i cittadini istriani a parlare in pubblico solo ed unicamente la lingua italiana.

Nel 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, Mussolini abbandonò il governo italiano e nei territori istriani, anch’essi senza governo, incominciò la Resistenza contro il dominio italiano. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale l’Italia perse i suoi territori in Jugoslavia e salì al potere Tito, instaurando un regime comunista.

Egli si vendicò delle leggi di Mussolini e cercò di cacciare gli italiani dall’Istria. L’episodio che scatenò l’Esodo degli italiani fu la strage di Vergarolla, dove numerose bombe saltarono in aria e uccisero migliaia di famiglie italiane.

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Un’esule di questa tragedia ci ha raccontato questa pagina di storia:

“Mi chiamo Gemma e sono nata ad Orsera nel 1933.
Quando avevo dodici anni mio padre fu incarcerato dai soldati titini.
Nel giugno del 1945 egli fu costretto a marciare di notte sotto la pioggia e di giorno sotto il sole cocente con le mani legate dietro la schiena e le scarpe slacciate per raggiungere il carcere di Pisino. Dopo pochi giorni fu rilasciato.”

Ritornò da voi ad Orsera?

“No non poté , temeva di essere ricatturato, così preferì andare a Pola e io e mi madre lo raggiungemmo in seguito. Egli a Pola aprì un magazzino con un altro suo amico dove mise il cibo che comprava a Venezia per poi rivenderlo a basso costo in Jugoslavia. Quando arrivò a Venezia comprò i prodotti alimentari che gli servivano ma, al momento di caricare la merce sulla sua imbarcazione, i facchini si rifiutarono di farlo: avevano saputo che mio padre e il suo amico venivano da Pola per comprare la merce in Italia e pensavano che fossero dei fascisti. Alla fine i facchini caricarono la merce ma la barca affondò.”

Che cosa fece allora suo padre?

“Quando ritornò a Pola cercò un altro impiego ma senza successo, così quando seppe che cercavano a Grado qualcuno che potesse restaurare la Basilica, egli colse l’occasione per scappare dall’Istria e accettò l’incarico, dato che era uno scalpellino e la restaurazione di un edificio era un lavoro attinente alle sue capacità del mestiere. Dopo la strage di Vergarolla era diventato pericoloso rimanere in Istria e da quando ci siamo trasferiti in Italia la nostra vita è migliorata. Partimmo da Pola con un imbarcazione diversa da quelle che andavano a Trieste nei campi profughi, siamo stati fortunati!”

Che cosa si ricorda della strage di Vergarolla? Lei come l’hai vissuta?

“In realtà io e la mi famiglia quella domenica saremmo dovuti andare nella spiaggia di Vergarolla, ma dato che la località era affollata, decidemmo di stare in tranquillità in una spiaggia vicina. Ad un certo punto sentimmo uno scoppio. Il giorno seguente assistemmo ai funerali di migliaia di famiglie italiane.”

L’esodo ha coinvolto un numero minore di vittime ma è solo uno dei tanti esempi di stragi e guerre che ci sono state e che continuano ad esistere ancora oggi dopo cento anni. La storia ci insegna che la guerra porta violenza e distruzione nei territori e all’interno delle famiglie coinvolte nei numerosi conflitti, senza portare ad una concreta risoluzione dei problemi. Nel ventunesimo secolo, però, la guerra sembra essere ancora l’unico strumento valido all’interno di uno Stato per risolvere le diverse problematiche.

Author: admin

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