Dal “mi piace” al selfie boom il passo è breve…

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Dal “mi piace”
al selfie boom
il passo è breve…

a cura di Claudia Fabaz

Il comunicare in un short message ciò che apprezziamo in quell’istante preciso, quel qualcosa che in quel preciso momento dà un senso positivo o negativo al nostro minuto/vita. Un’immagine, un’esperienza, un’ icona ironica o uno spaccato amaro di vita vissuta.
Il termine “selfie” è stato inserito nell’Oxford dictionary nel 2013, con la definizione: “A photograph that one has taken of oneself, typically one taken with a smartphone or webcam and shared via social media”.

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Si rimbalza tra Facebook, What’s App, Twitter, Instagram, Snapchat, Pinterest, in una lotta ingaggiata contro la fugacità degli eventi in contesti multipli e trasversali, possibilmente con noi al centro.

Molti gli studi sulla matrice del comportamento di perenne connessione che si diffonde nelle generazioni più e meno giovani. Obiettivi lavorativi, professionali,di socialità e infine ludici. Ma quando andiamo “oltre”? Gli studiosi rilevano che si è in bilico tra l’ostentare la propria autostima e il self – obsession. Secondo una ricerca condotto dall’Università del North Carolina, ogni volta che riceviamo un ‘Mi Piace’, il nostro organismo rilascia una piccola scarica di dopamina, il neurotrasmettitore che viene coinvolto nei fenomeni di dipendenza.

L’Internet Addiction Disorder (I.A.D.) è riconosciuto infatti come una moderna forma di dipendenza. Non a caso dal 2009 è operativo al Policlinico Gemelli di Roma un ambulatorio dedicato all’ascolto e alla cura delle vittime della dipendenza da internet.

Ma nasce prima il bisogno di comunicare o il mezzo che lo rende possibile? Di fatto, già al momento il numero degli oggetti comunicanti è superiore alla popolazione terrestre, ma le stime prevedono che, entro il 2022, i dispositivi connessi tra loro saranno più di 50 miliardi. Parliamo di una media di più di 6 apparecchi a persona.
Ed ecco, sociologicamente parlando, la mobile class: la società che vive connessa h 24. Una sottopopolazione formata da 3 miliardi di individui connessi ogni giorno tra di loro, che bramano strumenti sempre più intelligenti e sempre più “mobili” per comunicare.

Spingendosi ai confini della sovraesposizione, quando la foto dell’ultimo cupcake ha lo stesso impatto visivo del naufragio di centinaia di migranti o dell’ultimo attentato in Medio Oriente. (C.F.)

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