ECONOMIA E CRESCITA “GREEN”: tra possibilità e criticità.

Un’autorità in materia, un pioniere nel campo dell’economia sostenibile, un grande piacere per noi poterne ospitare l’intervento: abbiamo intervistato il professore CARLO CARRARO, di cui diamo di seguito alcune pennellate per delinearne l’identikit e la carriera:

Carlo Carraro, rettore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia dal 2009 al 2014, ora professore ordinario di Economia Ambientale presso la stessa Università. Ha conseguito il dottorato di ricerca all’Università di Princeton negli Stati Uniti e ha insegnato all’Università di Parigi I e in quella di Udine. Attualmente riveste, per il secondo mandato consecutivo, la carica di vicepresidente dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), organizzazione internazionale per cui lavora dal 1993 e che nel 2007 è stata insignita del premio Nobel. E’ Direttore Scientifico della Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM), membro del Comitato Esecutivo della Fondazione Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) e Direttore dell’International Centre for Climate Governance (ICCG).

In particolare, riveste il ruolo di Presidente del Comitato Scientifico del Green Growth Knowledge Platform, una iniziativa della Banca Mondiale, dell’OCSE e dell’UNEP per accompagnare tutti i paesi del mondo verso una crescita sostenibile, oltre che membro dello Scientific Advisory Board dell’ Environmental Economics Program dell’Università di Harvard e del Center for Economic Studies dell’Università di Monaco.
E’, inoltre, direttore della Review of Environmental Economics and Policy, la più importante rivista a livello internazionale sui temi di economia ambientale.

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Uno tra tanti gli eventi che non vanno alla ribalta dei media: la Terza Conferenza Annuale Green Growth Knowledge Platform. Ci può illustrare brevemente premesse e scopi del progetto?

La Green Growth Knowledge Platform (GGKP) è un network globale di organizzazioni internazionali ed esperti che mira ad identificare e affrontare le principali lacune teoriche e pratiche del percorso verso una crescita verde. Incoraggiando una collaborazione diffusa e una ricerca a livello globale, GGKP offre ai professionisti e ai decisori una guida alle politiche, alle buone pratiche, agli strumenti e ai dati necessari a supportare la transizione verso un’economia verde. Fondata nel 2012, organizza periodicamente Conferenze Annuali, ospitate ad ogni edizione da una diversa istituzione partner (Città del Messico, 2012; Parigi, 2013; Venezia, 2015; Isola Jeju, Corea del Sud, 2016; Washington, 2017).
La Terza Conferenza Annuale Green Growth Knowledge Platform, tenutasi a Venezia a gennaio 2015, è stata ospitata dall’Università Ca’ Foscari Venezia e ha riunito esperti di tutto il mondo, compresi i Paesi in via di sviluppo, per condividere conoscenze ed esperienze per una migliore attuazione degli strumenti fiscali green. Il titolo della conferenza è stato infatti “Fiscal Policies and the Green Economy Transition: Generating Knowledge – Creating Impact” (Politiche Fiscali e la Transizione verso un’Economia Verde: Generare Conoscenza – Creare impatto).
La conferenza ha affiancato analisi teoriche alla presentazione delle migliori applicazioni concrete di strumenti fiscali volti a controllare i cambiamenti climatici, limitare lo sfruttamento delle risorse naturali e l’inquinamento locale. Ha rappresentato inoltre l’occasione per un utile scambio di opinioni e suggerimenti tra scienziati ed economisti da un lato, e leader politici dall’altro.

Quali sono i costi sommersi del nostro attuale stile di vita?

I beni che consumiamo e i servizi di cui godiamo hanno un impatto sull’ambiente e sul clima. Basti pensare ai combustibili bruciati per la produzione dell’energia necessaria a realizzare un bene, o per spostarsi con mezzi motorizzati; si pensi all’enorme quantità di rifiuti che produciamo, che vanno smaltiti o riciclati (e anche il riciclo necessita di energia); si pensi alla scarsità delle materie prime, utilizzando le quali – senza adeguata pianificazione – impoveriamo il nostro futuro.
Tutti questi impatti sull’ambiente hanno un costo economico, che abitualmente non viene sostenuto da chi acquista il bene o gode del servizio in questione. Ne deriva un eccessivo sfruttamento delle risorse comuni che impoverisce la collettività, conseguenza che potrebbe essere corretta almeno in parte grazie all’adozione di adeguate politiche fiscali “verdi”. Tali riforme comprendono strumenti mirati a tassare le attività che provocano danni ambientali ed un eccessivo uso delle risorse naturali, a riorientare gli investimenti pubblici e privati destinati allo sfruttamento dei combustibili fossili verso alternative a basse emissioni di carbonio, ad alimentare lo sviluppo dell’economia verde e a dare ai mercati i giusti segnali per incoraggiare investimenti sostenibili nel lungo termine.

Può stupire il confronto tra la crescente consapevolezza “green” e il perseverare in uno sviluppo che degrada palesemente il pianeta e lo scenario delle future generazioni. Quali sono di fatto le barriere esplicite ed implicite all’attuazione di politiche energetiche/ambientali alternative ed eco-compatibili?

Lo sviluppo di politiche a favore dell’ambiente e del clima, oltre ad allontanarci dalla dipendenza dai combustibili fossili, è anche in grado di garantire risparmi economici e benefici sociali.
Per fare un esempio, disinvestire dai combustibili fossili non solo incoraggia un’economia verde, ma ha anche effetti positivi diretti sulla salute, permettendo ai governi di risparmiare nella voce di bilancio dedicata all’assistenza sanitaria nazionale.
Continuando invece nella direzione attuale, i costi che dovremo sostenere nel prossimo futuro saranno ben maggiori degli investimenti ad oggi necessari per contenere l’innalzamento della temperatura entro soglie “di sicurezza” e per preparare le nostre società e le nostre infrastrutture a quegli impatti dei cambiamenti climatici che sono oramai, in una certa misura, inevitabili.
Ciononostante, ci sono diverse barriere all’attuazione delle giuste politiche.
In primo luogo, la percezione dei decisori è quella di danneggiare la competitività economica del proprio Paese se attuano politiche ambientali, e in particolare se gli altri Paesi non lo fanno. Trattati internazionali a favore del clima, come il recente Accordo di Parigi (dicembre 2015), hanno proprio il ruolo di far muovere gli stati in accordo e nella stessa direzione, verso gli stessi obiettivi.

Inoltre, è spesso difficile comunicare efficacemente i benefici economici, sociali e ambientali di tali riforme, che incontrano quindi ostacoli nell’essere accettate dai cittadini. Infine, come per ogni riforma, anche queste sottendono degli effetti collaterali per il mercato e per alcuni stakeholder. Con questa consapevolezza, i governi possono prevedere forme di supporto per quei settori che potrebbero venire danneggiati. Le riforme fiscali verdi devono quindi essere attentamente progettate e realizzateper poter essere efficaci e in grado di essere mantenute nel tempo.

Author: admin

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