Intervista a Sara Giurissa

“Questione di Fringe”

Quando si pensa che tutto ormai è già stato sperimentato, arrivano racconti di vive esperienze, come quella di Sara, che ha vissuto per anni tra il Friuli ed il Piemonte, regione che le ha dato tanto e le ha permesso di dare vita alle sue passioni ed ai suoi sogni. Tra arte e suggestione, fonda nel 2012, insieme ad altri quattro professionisti, il Torino Fringe Festival, vera e propria risposta attiva alla crisi economica.

“Il ToFringe è una nuova opportunità per il teatro, un festival dove finalmente può partecipare chiunque e saranno le effettive capacità della compagnia teatrale o dell’artista a decretarne il successo. Non ci sono raccomandazioni, ne preferenze o preconcetti. È tutto molto pulito e giusto.” dice Sara “ Si propone come una rete, una fitta trama di associazioni, compagnie e singoli professionisti che mettono a disposizione dell’interesse comune, le proprie competenze e il proprio tempo per creare situazioni nuove e fresche, dare vita a qualcosa al di fuori del comune modo di vivere l’arte del palcoscenico”.

Il progetto è coinvolgente, divertente ed intelligente. Finalmente parliamo con uno di quei giovani che solitamente nelle notizie di cronaca, lascia il paese. Lei è rimasta, lei ci crede, come molti di noi.

“ La rete vuole sviluppare il mercato dell’arte, dove da una parte abbiamo l’attrazione degli operatori culturali ed il pubblico, dall’altra la possibilità di offrire agli artisti ospiti, l’occasione di ottenere visibilità e l’opportunità di circuitare, ovvero muoversi, sul territorio nazionale”

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Ed io mi chiedo “come”? Come un idea cosi azzardata ed originale può prendere piede in un paese che tende a razionalizzare e monetizzare ogni forma di intraprendenza? Lei risponde con molta semplicità, in modo da farmi comprendere come tutto sia stato possibile

“Il Festival ha coinvolto la città portando il teatro nei luoghi più insoliti, strade, locali notturni e circoli ricreativi, oltre alle location solitamente deputate, ma ciò che ci ha permesso di tenere bassi i costi, è stata la disponibilità di più di 100 volontari, tutti al di sotto dei 35 anni, che hanno ospitato nelle loro abitazioni gli artisti, accogliendo il pubblico in sala, distribuendo il materiale informativo e tanto altro, insomma, dandosi da fare al meglio delle loro possibilità. Tutti volontari contattati tramite Giovani per Torino, una sorta di associazione no profit per i giovani della città”

Si… i bassi costi, perché in effetti il vero problema è stata la mancanza di fondi, la totale mancanza di un adeguato interessamento da parte di Enti pubblici, che avrebbero dovuto valorizzare questa risorsa. Risorsa che è riuscita a portare a Torino e dintorni una nuova forma di turismo, un nuovo circuito culturale ed un plus valore all’economia della città. Un associazione giovanile degna di nota che ha in effetti dimostrato come la cultura sia veramente una risorsa economica sulla quale vale la pena investire.

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“L’ampliamento e la formazione del pubblico sono state perseguite anche attraverso un altra strada, ovvero l’utilizzo massiccio dei mezzi di comunicazione virtuali. Un sito internet sempre aggiornato, i social network e l’avvio del web-magazine torinofringe review hanno consentito, a costo zero, di informare il pubblico sugli eventi e le tematiche di questi, fornendo occasioni di scambi culturali e di incontro, momenti di formazione ed opportunità lavorative”

E gli artisti? Che ci guadagnano loro?

“Una parte degli incassi dei biglietti del loro spettacolo. Qui infatti subentra la capacità dell’attore. Più bravo è un artista, più questo avrà seguito e un maggior pubblico”

Si parla di vera e propria meritocrazia…parola purtroppo in disuso in questo paese. Per una generazione schiacciata dalla disoccupazione, questa, credo sia stata un opportunità importantissima. Un esempio da seguire, in cui credere, non solo per poter lavorare nel campo d’interesse ma sopratutto per ridare speranza a quei giovani che vivono di sogni e che sperano in uno sbocco lavorativo dopo un percorso di studi, a volte lungo e travagliato.

“Parlando di numeri, ci rendiamo conto del lavoro massiccio realizzato solo nella prima edizione del Festival, con 11.000 spettatori, 6123 biglietti venduti. Per non parlare delle compagnie ospitate, ben 63. Un vero e proprio successo, oltre ogni nostra più rosea aspettativa”.

Le sue parole, quest’entusiasmo che traspare, sono cose che dovrei vedere in ogni giovane che incontro, in ogni coetaneo con cui parlo. L’Italia è il paese della cultura, dell’arte e della voglia di fare. L’intraprendenza ed il saper arrangiarsi fanno parte di noi, del nostro retaggio. Non dobbiamo dimenticarci delle nostre passioni, del nostro amore per le cose che facciamo, cose che ci possono portare lontano, fino ai nostri sogni e Sara ne è un piccolo esempio.

A cura di Daniela Proietti.

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